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Il confronto con se stessi… Simona si racconta

Tratto da un intervista su BoxeRingWeb.it a Simona Galassi Campionessa d’Europa ……
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Dopo quindici anni ad alto livello dovresti
conoscere la Boxe come pochi. Come
definiresti questo sport?
“E’ un confronto con se stessi. E’ un mettersi
continuamente a nudo, conoscersi
profondamente. Nella boxe non puoi
prenderti in giro. In molti dicono che tutto si
risolve in una sfida sul piano fisico.
Sbagliano di grosso. Il pugilato è soprattutto
un confronto mentale. C’è tanta testa dietro
un successo. E’ la mente che deve essere
forte al punto da trasmettere i segnali giusti
al corpo che ha solo il ruolo di esecutore. E’
chiaro: la forza fisica ha un ruolo
importante. Ma è il cervello che vince il
combattimento.”

Simona Galassi.

(il Dott Daniele Trevisani è stato il Mental Coach di Simona per tutta la durata della preparazione nelle fasi sia di trainig mentale dinamico che training mentale alfagenico)

Togliere i sassi dal proprio zaino ed aumentare le energie personali

Di Daniele Trevisani –  www.studiotrevisani.itwww.daoshi.it – esperto in Potenziale Umano e Formazione, Sensei 8° Dan Sistema Daoshi

© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato sulla rivista Samurai Bushido, Marzo 2011.

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Esiste un momento sacro nella vita, in cui una persona decide se vuole o meno correre, o stare sul divano, o magari alternare le due cose, e se corre, vuole imparare ad accorgersi se ha o meno uno zaino sulle spalle, decide di guardarvi dentro. Può fare male, ma è un dolore che produce crescita.

Chi lo fa, si impegna per individuare i sassi e zavorre e distinguerli dalle cose buone, e lavora per iniziare a buttare fuori sassolini e macigni, liberarsi dalle zavorre, alleggerirsi, e correre più libero.

Questo momento è sacro, ma ad oggi nessuna istituzione lo promuove, anzi, è decisamente temuto. I liberi pensatori hanno sempre fatto paura.

Le performance sono forme di pensiero pratico e voglia di vivere in azione.

Esiste una vera sacralità dell’esistenza, come recita un capo Indiano:

Nascere uomo su questa terra è un incarico sacro.

Abbiamo una responsabilità sacra,

dovuta a questo dono eccezionale che ci è stato fatto,

ben al di sopra del dono meraviglioso

che è la vita delle piante, dei pesci, dei boschi,

degli uccelli e di tutte le creature che vivono sulla terra…

(Shenandoah Onondaga)[1]

Ognuno di noi ha ricevuto un’eredità mentale e genetica da chi lo ha preceduto, un patrimonio di risorse, per alcuni ricco e pieno di frutti, per altri disastrato e pieno di debiti non pagati, con la quale fare i conti. Di questo non abbiamo né colpe né meriti, è il nostro punto di partenza.

Da questo punto in avanti, tuttavia, si avvia la responsabilità della persona nel compiere suoi progressi, tentativi anche piccoli, una responsabilità potente e individuale del volere realizzare se stessi, provare a farlo, o progredire per quanto sia possibile, senza accettare la stasi o la passività (passività da non confondere invece con capacità di rilassamento, un tratto invece positivo).

E quando parliamo di potenziale umano o espressività, non esiste punto di arrivo o traguardo finale. Si tratta di un atteggiamento costante di amore per la vita e per la ricerca.

La scienza è un’amica importante, perché dimostra che esistono possibilità enormi di emancipazione umana e crescita del potenziale personale.

Una grande quantità di studi provano che è possibile mettere mano attivamente alla propria espressività e alle abilità, sia generali che specifiche. Ma per farlo occorre volontà e lavoro allenante.

Lo studio autonomo o di gruppo, la crescita voluta, le esperienze, ma anche il lavoro allenante, formativo, di coaching, di counseling, di training, sono forme per alimentare le nostre ali per volare. Amplificare il potenziale umano significa dare ali a chi non le ha, e aiutare le persone che già volano a volare ancora più in alto. Praticare Arti Marziali e Sport da Ring è già di per se un dono che la vita non ha offerto a tutti. Tante persone nella fame, nella miseria, nei regimi totalitari, o per handicap fisici, non hanno questa possibilità.

Ma quando si ha una chance di praticare e di vivere, bisogna usarla. Vivere significa esprimersi, e apprendere ad esprimersi. Con le tecniche giuste, anche persone con handicap hanno potuto amplificare la propria espressività, nel caso specifico l’espressività comunicativa, grazie al ricorso a training particolari basati su tecniche efficaci.

Ad esempio, se parliamo di comunicazione verbale, il prosodic modeling[2] – tecnica che allena la persona a gestire meglio il parlato, il ritmo e intonazione, la buona scansione delle sillabe – migliora la capacità di esprimersi bene, di generare frasi compiute e comprensibili, e ha prodotto effetti scientificamente dimostrati. Il miglioramento è un fatto concreto e possibile.

Ed ancora, è scientificamente dimostrato che le tecniche teatrali nelle loro varie forme (incluso il role-playing, lo psicodramma, le simulazioni) possono essere usate con successo nella formazione in azienda, e anche per aumentare l’espressività di ragazzi con problemi, con risultati tangibili, reali, forti.

Gli studi dimostrano efficacia su variabili determinanti dell’espressività, quali listening skills (capacità di ascolto), eye contact (gestione del contatto visivo), body awareness (consapevolezza corporea), coordinamento fisico, espressività facciale e verbale, focalizzazione e concentrazione, flessibilità mentale e problem solving skills, capacità di interazione sociale, ma anche tratti psicologici quali la self esteem (autostima)[3].

Sono ambiti localizzati, dettagli di un puzzle di crescita, ma sono avanzamenti possibili e mostrano una via, una possibilità reale.

Questo per noi significa tanto: le persone possono andare oltre la posizione di partenza ereditata e oltre lo stato in cui si trovano, qualsiasi esso sia: (1) problematico o patologico, (2) normale o mediano, (3) eccellente o agonistico.

Sicuramente chi si impegna in programmi di sviluppo, su qualsiasi stadio di partenza, sta facendo uno sforzo intenzionale per andare oltre l’eredità ricevuta, e ha un merito. Lo ha anche chi li supporta, i coach, trainer o terapeuti che vi si impegnano. Lo hanno anche i leader se e quando nelle imprese fanno crescere le persone. I leader sono coloro che sviluppano le persone e non solo risultati.

Espressività è liberazione di sé, energia, possibilità di emancipazione, dare aiuto e contributi agli altri e ai loro sogni, così come ai nostri.

Le performance e l’apprendimento sono atti di espressività che non arrivano ad un punto per poi fermarsi, sono piuttosto momenti di azione, seguiti da altri di riflessione, ricarica, e poi ancora ricerca di altre zone di espressività e altre crescite, altri progetti positivi, e ancora riposo, contributi, espressione, in un susseguirsi direspiro vitale”, un battito di vita profondo e potente.

Ci si può esprimere in una poesia, in una corsa, in un progetto aziendale. Ci si può esprimere aiutando il prossimo, nel volontariato, o in una ricerca spirituale. Ci si può esprimere nello sport, nel piacere dell’atto fisico, nel sentirsi parte di qualcosa, nell’insegnare.

Ci si può esprimere nel raccontare con vividezza un racconto o una favola ad un bambino. Non è necessario far soldi o vincere le olimpiadi per esprimersi. Ci si può esprimere nelle professioni, nel lavoro, nell’impresa, ma diventare ricchi non è sempre sintomo di successo vero, anzi, persone che hanno raggiunto obiettivi spirituali, come Gesù, San Francesco, i monaci buddisti, e altri illuminati, hanno deciso che il loro metro di misura fosse altro.

È questa la vera emancipazione: decidere quale sia il nostro metro di misura senza ingoiarlo a forza da altri, non assorbirlo passivamente e impregnarsi da quanto certa società vorrebbe a forza, il consumismo, l’esaspe­razione, il comportamento “produci-consuma-muori”.

Ma, quello che conta ai fini formativi, è che – qualsiasi sia il target o l’obiettivo – l’espressività sia percepita come fattore altamente “lavorabile”, così come lo è, più in generale, ogni ambito della crescita e del potenziale umano.

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Note sull’autore: il dott. Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com), praticante di oltre 10 diverse discipline, è inoltre Maestro di Kickboxing, Sensei (8° Dan DaoShi® Bushido), formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, Kickboxing e MMA, Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, è consulente NATO e dell’Esercito Italiano, Master of Arts in Mass Communication, University of Florida. Insignito dal governo USA del premio Fulbright per i propri studi sulla comunicazione e potenziale umano. Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale umano, nella formazione di istruttori e trainer per le discipline marziali e di combattimento.


[1] Onondaga, Audrey Shenandoah (1995), Nascere uomo, in Il Grande Spirito parla al nostro cuore, Red Edizioni, Milano.

[2] Young, Arlene R.  et al. (1996), Effects of Prosodic Modeling and Repeated Reading on Poor Readers’ Fluency and Comprehension, Applied Psycholinguistics, v. 17, n. 1, pp. 59-84, Mar.

[3] Bailey, S.D. (1993), Wings To Fly: Bringing Theatre Arts to Students with Special Needs, Woodbine House, Rockville.

Grandi atleti nel Trofeo Nazionale IAKSA di Kickboxing 2010

I successi vanno ricordati. E anche l’impegno dei ragazzi che hanno lottato e si sono preparati sudando.

Riprendiamo l’articolo della Nuova Ferrara che racconta i risultati dei 5 ragazzi del team DaoShi®  MMA Fighting System che hanno combattutto nel Trofeo Nazionale IAKSA di Ferrara con i colori del Fighters Team, un team di grandi allievi, nei quali i ragazzi del DaoShi® ha contribuito ricevendo dalla Fighters team supporto, professionalità, una cornice e una organizzazione eccezionali, e uno spirito di squadra importante, un lavoro dietro alla quale si colloca il lavoro fondamentale del Maestro Paolo Gherardi, vicepresidente IAKSA e Presidente Fighters Team (vedi http://www.fightersteam.it/). L’oro di Nicola Ferrari e l’oro di Ikbal Tohami sono solo la punta di un iceberg fatto di duro lavoro.

Complimenti a Paolo Gherardi per l’organizzazione dell’evento, alla Fighters Team e ai suoi dirigenti e organizzatori, ai combattenti del gruppo Daoshi® preparati dal Maestro De Vito (Daoshi® Certified Master Coach), al supporto del Daoshi® Certified Coach Andrea Forlani e al lavoro di preparazione dietro le quinte svolto dal Daoshi® Sensei Dr. Daniele Trevisani. In particolare nello spirito del Daoshi (votato alla creazione di istruttori, coach e Maestri), l’evento ha assunto la maggiore importanza non tanto negli ori vinti, quanto nel debutto di Andrea Forlani come Coach operativo all’angolo (coronato da un successo) e dalla continuità dimostrata dal Maestro De Vito nel portare ragazzi sui tatami d’Italia con abnegazione e passione.

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Articolo originale – la Nuova Ferrara — 09 aprile 2010   pagina 40   sezione: SPORT – fonte http://ricerca.gelocal.it/lanuovaferrara?query=fighters&view=locali.la+Nuova+Ferrara

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FERRARA. Si è svolta nei giorni scorsi al centro sportivo Kleb di via Liuzzo, la tappa ferrarese del campionato italiano di kick boxing e karate per le federazioni Iaksa-Iska-Wka e Wfc. Una manifestazione molto partecipata e organizzata dai maestri Mauro de Marchi e Paolo Gherardi.  Gli atleti della Fighters Team/Zio Kick hanno come sempre dominato la scena: iniziando con gli esordienti Mattia Scita e Lorenzo Farinelli, atleti alla prima esperienza in gara che hanno conquistato due ori. Poi Nicola Massari e Stefano Bigoni che hanno ottenuto la medaglia di bronzo. Il settore femminile si è aggiudicato il bronzo con Eleonora Nazzaro, quindi sono giunti i primi posti di Giuseppina Scicchitano, Federica Stella e Giulia Carino che, con questa vittoria, si piazza al secondo posto nel ranking nazionale.  Altre grandi soddisfazioni per gli atleti seniores, con l’oro di Nicola Ferrari nella kick light, il bronzo di Pierluigi Marani nel light contact, gli argenti di Sergei Turcan nella kick light e di Fabio Pozzati nei pesi massimi del light contact e l’oro di Ikbal Tohami nel light contact -80kg. Infine, i “campionissimi” del gruppo non hanno voluto essere da meno: Niki Riccardi ha trionfato nella kick light volando in testa alla classifica nazionale, mentre Sergio de Marchi ha vinto la categoria -85kg di light contact seniores. In serata sono stati attribuiti i trofei dedicati alla memoria di Daniele Sassoli e Gilberto Antolini.  Molto successo ha avuto anche la novità del momento: per la prima volta si è svolto il campionato nazionale della nuova disciplina “Uguale od Opposto”, recentemente ammessa alla FederScherma come disciplina aggregata. Nata proprio a Ferrara, ideata da Mattia Micai, ha preso piede in pochi anni espandendosi in varie zone d’Italia e anche in qualche zona degli Stati Uniti.  La manifestazione ha avuto anche un momento riservato alla solidarietà con 2 iniziative: una nazionale, con la partecipazione dell’Ado (assistenza domiciliare oncologica) che per l’occasione ha venduto le magliette dedicate all’evento, e una internazionale con la raccolta di kimoni nuovi e usati per un orfanotrofio della Moldavia (oltre 100 kimoni raccolti).