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Corso MMA Ferrara

Corso MMA Ferrara

A Ferrara, Via Foro Boario, 53, presso CAPE Club Amici del Pugilato Estense.

Lunedì e mercoledì dalle 19.30 alle 21. Venerdì 19.30-21 preparazione atletica per avanzati e agonisti o su invito del Maestro

Direzione: Maestro dott. Daniele Trevisani, Formatore delle Forze Speciali Esercito e praticante con 30 anni di esperienza nel Coaching, sino ai massimi livelli mondiali

Maestro Daniele Trevisani MMA Ferrara presso Glory Roma

MMA a Ferrara – Profilo sintetico in campo sportivo e marziale.

  • Fondatore e caposcuola del Daoshi® Bushido Martial System, 9° Dan, sistema specializzato nella metodologia scientifica di formazione di istruttori e Maestri sia in campo agonistico che nella Sicurezza.
  • In campo marziale, è titolare di 3 cinture nere (Taekwondo agonistico, Kickboxing, Daoshi), Maestro in Muay Thai e Daoshi, e Sensei (livello più elevato attuale) in Daoshi.
  • Sul piano agonistico, ha combattuto e praticato oltre 10 diverse discipline, a partire dalle prime esperienze agonistiche negli anni ‘80 in Italia e negli USA, nella Kickboxing, nel Karate Open e nelle primissime manifestazioni sperimentali di MMA negli Stati Uniti. Le discipline praticate includono
    • Karate
    • Ju Jitsu Goju Ryu
    • Aikido
    • BJJ
    • Capoeira
    • Sanda
    • Kung Fu
    • Full Contact
    • Boxe
    • Kickboxing
    • Muay Thai
    • Savate
    • Taekwondo

Le competenze nel Training Mentale del dott. Daniele Trevisani hanno portato alla formazione e coaching di 5 Campioni Mondiali in diverse discipline e decine di Campioni Italiani, tra questi, la Campionessa Mondiale di Boxe Simona Galassi.

Per le discipline di tipo psicologico olistico partecipano alla Formazione per le MMA a Ferrara le discipline olistiche di seguito elencate

  • Pranayama
  • Training Mentale
  • Training Autogeno
  • Counseling Psicocorporeo
  • Bioenergetica

Esperienze precedenti includono sport di varia natura incluso calcio agonistico e pallavolo agonistica.

Oltre alle esperienze di coaching e allenamento marziale in Italia avviate negli anni ‘80, è stato Coach del team agonistico di Taekwondo a contatto pieno Moo Duk Kwan a Gainesville (Florida) negli anni ‘90, e Coach della rappresentativa internazionale Fulbright di Volley della American University of Washington, DC (USA), allenando una squadra composta da 16 nazionalità diverse.

Svolge da anni attività di volontariato nella preparazione di bambini nell’atletica (Miniolipiadi).

Si occupa professionalmente di Fitness Marketing e Metodi di Coaching come relatore per il Forum Nazionale del Fitness (Forum Club Expo & International Congress), collaborando inoltre con numerose riviste del settore.

Sul piano della preparazione atletica, è allenatore certificato Federazione Italiana Fitness di Bodybuilding e Fitness.

Il dott. Daniele Trevisani è Fulbright Scholar (massima onorificenza accademica USA conferita a studiosi stranieri). Esperto in Psicologia e Formazione, è promotore del gruppo Facebook dedicato ai Praticanti Italiani di Arti Marziali e Sport di Combattimento.

Sempre su Facebook è promotore del gruppo Praticanti di Sporti di Combattimento, Arti Marziali e MMA Ferrara, dove confluiscoo anche esperienze di volontariato dei partecipanti.

Per le sue ricerche ha ricevuto premi internazionali. Collabora con alcune tra le più importanti istituzioni (tra cui Esercito Italiano e la NATO) e aziende italiane ed estere.

MMA Ferrara – Profilo Scientifico e Professionale e cononscenze scientifiche e sportive del dott. Daniele Trevisani

Laureato in Dams-Comunicazione all’Università di Bologna con tesi sperimentale in Comunicazione Interculturale e lode, ha conseguito inoltre negli Stati Uniti il Master of Arts in Mass Communication presso la University of Florida (con onori accademici). Possiede inoltre ulteriori specializzazioni in Comunicazione Interculturale presso la University of Washington e in Psicometria presso L’Università di Padova, e in Drama presso la University of Hull (UK).

Ha tenuto docenze in 10 diversi corsi di laurea, tra cui il corso di Teorie e Tecniche della Formazione presso Scienze della Comunicazione, Università di Bologna, e nel Master in Comunicazione del Centro di Studio Semiotici e Cognitivi di Università di San Marino e Università di Venezia IUAV.

È consulente e formatore in comunicazione per primarie aziende italiane ed estere (tra cui Barilla, Coop Italia, Siemens) ed inoltre formatore per corpi selezionati dell’Esercito Italiano e relatore in ambito NATO.

Applica tecniche innovative di coaching in comunicazione e sviluppo personale per manager, imprenditori e professionisti, atleti e team agonistici. E’ attivo come ricercatore nella costruzione di nuove metodologie derivanti dalle ricerche sulle scienze della comunicazione con integrazioni di discipline sportive, strategiche e olistiche. Svolge attività di ricerca sui processi di comunicazione interpersonale e aziendale, finalizzati allo sviluppo delle capacità e competenze comunicative abbinandole ad un costante lavoro allenante sul lato pratico.

Vincitore del premio Fulbright per la ricerca italiana sulle scienze della comunicazione nel 1990, ha prodotto modelli di marketing, comunicazione e potenziale umano adottati da primarie aziende italiane e multinazionali.

Dirige le attività di ricerca dell’Istituto di Comunicazione Olistica www.comunicazioneolistica.it e dell’Istituto Medialab Research www.medialab-research.com – dove ha ideato e sviluppato il metodo Action Line Management dedito allo sviluppo organizzativo e il metodo HPM (Human Performance Modelig) per il potenziale umano.

E’ autore del volume più venduto in Italia di Marketing e Comunicazione “Psicologia di Marketing e Comunicazione”, edito da Franco Angeli, e di ricerche sulla Competitività Personale esposte nel volume “Competitività Aziendale, Personale, Organizzativa: Strumenti di sviluppo e creazione del valore” (2000). Altre pubblicazioni recenti sono “Negoziazione Interculturale” (2005) e “Regie di Cambiamento” (2007), “Il Potenziale Umano ” (2009).

Le sue ricerche sono finalizzate all’esplorazione delle contaminazioni creative e integrazioni tra aree e discipline diverse quali antropologia, semiotica, statistica, drammaturgia, marketing e consumer research, economia, sociologia, management e risorse umane, scienze della formazione e pedagogia, scienze corporee e psicologie comportamentali (approccio olistico/pragmatico). Opera per primarie organizzazioni italiane e straniere, tra cui Coop, Barilla, Esercito Italiano, Commax Consulting (Monaco), Frost & Sullivan (Londra), Learning Resources Associates (Londra, Milano), Akvilon Training (Kiev).

Siti web

Blog

Per chiedere informazioni o conoscere meglio le attività, è possibile richiedere informazioni presso il seguente Form indirizzato a MMA Ferrara

 

Perchè alleno e mi alleno. Dal Corpo alla Spiritualità

Perchè credo che la resilienza emotiva e allo stress non si studi sui libri ma si conquisti allenandola, anche in sport duri e attività intense…

…perchè credo poco ai manager “coraggiosi” e iperdepilati, che non entrano mai nella vera area di sfida…

…perchè credo che il carattere si formi dal DNA ma si modifichi combattendo…

…e che la vita non ti regali niente di “vero” che tu non ti sia conquistato con il tuo sudore e con l’impegno quotidiano…. …

…il Potenziale Personale non sia solo questione di età ma di quanto ti impegni ogni giorno…

…  allenare il corpo come “Macchina Sacra” ha una sua spiritualità, se il fine è quello, qualsiasi attività fisica diventa fortemente spirituale….

… portare la massima Presenza Mentale nell’atto di allenarsi ha un valore spirituale, diventa meditazione in movimento, e tanto più intensamente ti alleni, quanto più cogli quanto la mente sia distratta e abbia bisogno di un intenso “monotasking” che diventa, anche e soprattutto, un Training Mentale

… per tutto questo alleno Campioni e ragazzini con lo stesso rispetto e passione, insegno Coaching, di vita o sportivo o manageriale, non importa, i principi sono quelli.

.. e alleno me stesso con entrando in palestra con la stessa sacralità che altri trovano in un tempio, con la differenza che qui il tempio è fatto dalle persone,  il loro sudore e la forza di sentire il corpo vibrare di vita.

 

A few notes for international readers

http://www.danieletrevisani.com I believe that training does enhance your resilience, your emotional intelligence, and your body-mind connection, whatever your job or activity is. I believe that fighting regularly in the gym strengthens your character, whatever your DNA is. I believe that teaching Martial Arts can help people in growing strong and remove their burden of fears, but must also teach strong values and respect. Always. For these reasons I still train myself hard, I train World Champions in Kickboxing, Boxing, Thai Boxing and MMA,, with the same respect and attention that I give to young kids from low income families, without any distinction, because I believe that in the Dojo or on the ring, we all must do the same: cultivate our Human Potential, and help others to achieve theirs.

Danger Zone: l’eterna sfida tra strikers e grappler

Danger Zone: l’eterna sfida tra strikers e grappler

A cura di: dott. Daniele Trevisani (Facebook: http://www.facebook.com/dr.daniele.trevisani ) esperto in Psicologia e Potenziale Umano per le Arti Marziali e Sport di Combattimento, Coach e Formatore www.studiotrevisani.it – Fondatore gruppo Facebook Praticanti di Arti Marziali e Sport di Combattimento in Italia http://www.facebook.com/groups/129925420366754/

Responsabile 8° Dan metodo Daoshi https://daoshi.wordpress.com/

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Le MMA dividono storicamente gli appassionati in due grandi fazioni. È una filosofia di fondo. Da un lato gli Strikers – che provengono dalla kick, thai, full, karate, etc… e prediligono i colpi, pugni, calci ginocchiate e – generalmente – mal sopportano andare a terra. I Grapplers – venendo dal Judo, Ju Jitsu, Sambo etc… prediligono la lotta corpo a corpo, leve, proiezioni a contatto ravvicinato e molto spesso portano la lotta a terra, dove ottengono sugli strikers un grande vantaggio di esperienza. Basta perà osservare la tabella di allenamento di un professionista di MMA per vedere con quanta disinvoltura si passi da un allenamento di pura boxe ad un allenamento di pura lotta a terra, per poi andare nel regno della thai, poi nella lotta greco-romana, nel BJJ, e chi più ne ha più ne metta.

Attenzione, questo è un articolo di parte.. si perché, confesso, pratico da una vita discipline “in piedi”, dalla Thai e dal Karate, amo le MMA, e…. – influenzato dalla mia storia – preferisco il combattimento in piedi. Il sistema Daoshi che ho sviluppato ha una propria divisa ufficiale intera (Gi) ma questo non tragga in inganno. Lavoriamo soprattutto in piedi. La curiosità però mi ha spinto alla pratica di 14 diverse discipline marziali. Il primo assaggio di cosa volesse dire fare grappling l’ho avuto nel 1991 negli USA dove combattevo nei tornei di Karate Open. Nel mitico garage di un amico, fighter e combattente proveniente dal Taekwondo, abbiamo deciso di provare a capire chi dei due fosse più forte senza regole. Dopo essersi stancato di prendere pugni in faccia, John ha tirato fuori il suo arsenale di Hapkido (a grandi linee, lotta coreana) e mi sono trovato strangolato e in una posizione tale da non riuscire più a muovermi. Abbiamo deciso di mettere assieme le nostre conoscenze e farne un sistema nuovo, per quei tempi, iniziare il combattimento in piedi e continuarlo a terra se necessario. Pugni, calci, ginocchiate, leve, proiezioni, tutti in uno stesso allenamento. Da allora, questa ricerca non è ancora conclusa. Per colmare il divario a terra, negli ultimi 10 anni ho incluso varie discipline di lotta nella mia formazione.  Eppure… dopo una vita spesa a combattere in piedi, a fare kumite, thai, boxe, full, e qualsiasi cosa si possa fare su un ring…  trovarsi le mutande o le ascelle di qualcuno sul naso mi genera un certo fastidio… eppure… rispetto i lottatori come fa un coccodrillo con un anaconda. Qualche volta vince il coccodrillo, qualche volta l’anaconda… ma – se mi è permesso un suggerimento agli strikers, un piccolo suggerimento… se sei un coccodrillo, non sottovalutare mai l’anaconda.

Mi rimaneva dentro una voce, la convinzione che gli strikers fossero superiori. E ancora oggi, non direi mai ad un mio allievo di andare a terra se si trovasse in una rissa da bar o in discoteca. Il rischio che qualche vigliacco ti tiri un calcio in testa da dietro è troppo grande, e i vigliacchi non si fanno scrupoli. Ma lo sport per fortuna ha alcune regole e un bel (anzi, brutto) giorno, mi sembra nel 2005, vedo il Gigante dei Giganti, Ramon Dekkers, con dei pantaloncini ridicoli e attillati, rotolarsi per terra, ma non per via di un colpo, bensì strangolato, e non alla gola… ad una caviglia! Ricarico il video per vedere se non fosse uno scherzo pessimo di qualche disgraziato, un film alterato, non so con che diavoleria. No, era proprio lui, Ramon The Diamond Dekkers, il Turbine dell’Inferno, il Guanto Destro del Diavolo, colui che ha sfidato e vinto i Thailandesi in Thailandia, colui che ha cambiato per sempre la Muay Thai…  irriconoscibile, vittima a terra in balia dell’avversario… finalizzato da una leva alla caviglia… cosa stava succedendo? Il Grappler in questione era Genki Sudo, non uno qualsiasi. Quel filmato avrebbe lasciato pensare che era finita per gli stikers, che tutto era finito, che oramai vinceva solo chi portava la lotta a terra. Ma… un attimo… non è sempre così.

Mi sono ripreso dallo shock solo ricordando con altrettanta chiarezza un video di Wanderlei Silva, ai suoi esordi, presentato come Thai Boxer e Street Fighter, tanti anni fa, dove il Valetudo si faceva ancora a mani nude… lo vidi appena uscito, e mi crogiolavo nell’osservare la facilità con cui a 20 anni Wand distruggeva un Grappler americano con una ginocchiata al viso, mentre questo si lanciava contro di lui per afferrarlo alle gambe. Quel filmato avrebbe fatto pensare che uno Striker può vincere sempre, basta colpire il Grappler appena si avvicina.

Beh, che uno si consideri Striker o Grappler, occorre fare una pausa e riflettere.

Il Grappler può vincere solo se riesce ad entrare nel suo regno, le portate a terra, il wrestling, la lotta. Ma prima di arrivare a quella distanza minima indispensabile esiste una zona di pericolo (Danger Zone) dove i grappler sono estremamente vulnerabili, e una tibiata sul collo, un low-kick al ginocchio, una gomitata d’incontro, una ginocchiata al volto mentre il Grappler cerca la presa (es, un single leg o double leg) sono devastanti, anche per chi pesa il doppio.

La Danger Zone – come l’ho definita nel sistema marziale Daoshi www.daoshi.it  è la zona nella quale un combattente – in base al suo repertorio di competenze e quello del suo avversario – è in pericolo e fuori dal suo territorio di comfort tattico. Un consiglio. Stacci poco, vattene prima possibile, non fare il furbo. Non è la tua aria. Stanne alla larga.

Il recente combattimento di Lesnar contro Overeem dimostra che un campione di K1 può annientare un avversario inesperto nello striking in (ad essere buoni) in non più di 20 secondi, se questo si avvicina alla Danger Zone delle ginocchiate e non sta né più lontano né più vicino (dove è possibile far valere la superiorità nella lotta). Viene da chiedersi perché Lesnar abbia cercato di lottare in piedi contro il migliore del suo peso. Ma ci sono questioni di lucidità tattica di cui è facile parlare da fuori, mentre sul ring o in una gabbia le percezioni si alterano. La lucidità tattica è la costante consapevolezza di cosa stia accadendo, di quanto riusciamo a tenere il nostro avversario nella nostra Danger Zone e stare lontano dalla sua.

Nessun terreno è neutro. Porta il tuo avversario là dove sei più allenato, non fare il furbo sul terreno altrui. Se sei abituato a scalare montagne, non metterti in mare senza preparazione.

Vincere oggi dipende da un mix accurato tra (1) capacità di colpire i punti esatti che i grappler espongono durante le loro fasi di assalto, e (2) assalire per primi per colpire i punti che i grappler non sanno difendere. Ci sono altrettante possibilità tuttavia per i grappler, che vogliono lavorare sulla strategia anzichè sulla forza. Finte, takedown speciali, diavolerie di ogni tipo, pur di portare la lotta a terra. Youtube è pieno di video dove giganti vengono demoliti da fighter con 50 kg di meno che usano però maggiore tattica, sia grappler che striker.

Royce Gracie mi ha sorpreso, come tutti, ha vinto e meritatamente nelle MMA finchè gli strikers non hanno imparato a non farsi portare giù, e finchè gli hanno messo contro persone incapaci nella difesa dal takedown.  Uno Striker che vuole fare MMA deve dopo aver imparato le basi necessarie a non farsi portare giù. Ma la storia è storia. 5, 10 o 20 anni di pratica non si cancellano. Saper come cavarsela una volta a terra, non deve essere confuso con il diventare per forza un grappler. Qualcuno che conosco ha visto Alessio Sakara allenarsi alla famosa Gleason’s Gym – la mecca del pugilato a Brooklyn, NY, e non su un tatami.

I grapplers possono vincere solo finchè le regole non permettono di colpire al volto durante le fasi di avvicinamento o a terra, incontrano qualcuno che viene da una disciplina di striking pura e non ha mai studiato altro. A parte i gusti personali,  ricordo tuttavia che ogni tanto una “rantolata” sul tatami con un forte praticante di grappling ti riporta con i piedi per terra (anzi, con il c**o)… e l’umiltà serve a tutti. Personalmente ho avuto l’onore di fare uno sparring leggero e tra amici con Fernando “Pimpolho” Miranda, uno dei più forti combattenti del BJJ mondiale, ed è stato uno spettacolo notare la facilità con la quale una persona può giocare con te poi decidere di finalizzarti quando e come vuole (purchè ovviamente si rimanga nelle regole della non percussione). Ma ho anche fatto sparring e stage, una ventina d’anni fa, con campioni olandesi di Kick e Thai come Bob Schreiber e Rob Kaman, e francamente non saprei… è sempre la storia del coccodrillo e dell’anaconda… direi che è bene rispettare entrambi.

E allora? Tocca studiare… come sempre… tocca praticare tutte le arti. Musashi, il più grande Samurai della storia, praticava anche l’arte della calligrafia e della pittura. Questo faceva di lui un migliore combattente, una forma antica di training mentale che oggi i praticanti MMA moderni hanno perso.

Non hai mai finito di studiare ed è bene che sia così. E tutto sommato, è bello. E’ bello imparare ad accettare che il combattimento sia su più livelli. Per fortuna ho visto tutte le ultime edizioni dell’UFC e noto un cambiamento di tendenza, noto che gli striker si fanno trovare sempre più pronti, hanno contromisure sempre più efficaci all’essere portati a terra. Credo sia sempre questione di regolamenti, il mitico Fedor quando poteva tirava giù la gente con dei ganci da paura, e prima possibile, e teneva il suo Sambo da paura come arma di riserva, sebbene fosse persino più forte come grappler. Vedremo ancora momenti epici di lotta striker contro striker, e grappler contro grappler, ma la sfida striker contro grappler e viceversa rimane sempre la più entusiasmante.

Lasceremo la parola ai prossimi match per vedere l’evoluzione di questa fantastica storia…

Kickboxing.MMA Kumite stile Daoshi sparring esibizione benefica in teatro Natale 2011

Kickboxing.MMA Kumite stile Daoshi sparring esibizione benefica in teatro Natale 2011, Kickboxing Ferrara Italy

Maestro Daniele Trevisani Daoshi Sensei 8° Dan vs Daoshi Red Belt Nicola Ferrari, Campione Italiano Low-Kick light Iaksa

gruppi presenti kickboxing mma daoshi copparo argenta ferrara finale emilia cento mirabello

Trasformarsi in un’arma

Trasformarsi in un’arma

Di Daniele Trevisani www.studiotrevisani.it – Fulbright Scholar, esperto in Potenziale Umano, Psicologia e Formazione. Sensei 8° Dan Sistema Daoshi, Gruppo Facebook Praticanti di Arti Marziali e Sport di Combattimento in Italia

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© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2

Questo articolo può essere copiato e riprodotto su siti web autorizzati, previa richiesta all’autore, purché sia mantenuta la citazione come segue: Articolo a cura di Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it – Non sono ammesse modifiche al testo.

Tecniche delle energie mentali e della motivazione: potenziare la mente nelle arti marziali e sport di combattimento, e il senso del “trasformarsi in un’arma”

La mente è il nostro organo più debole e forte allo stesso tempo. Può essere il migliore alleato di chi vuole vivere a pieno il suo viaggio nelle arti marziali e negli sport di combattimento. Ma occorre un metodo anche per coltivare le abilità mentali, e la coscienza profonda di cosa significa trasformarsi in un’arma

Esistono “tecniche” molto precise per il potenziamento delle facoltà mentali.

Queste tecniche – derise dagli ignoranti – vengono utilizzate da millenni nelle arti marziali e in diverse religioni, ma paradossalmente, proprio dalle arti marziali moderne sono via via sempre più dimenticate, per non parlare degli sport da ring dove vengono considerate superflue, salvo poi scoprire che un atleta ben preparato perde quasi sempre per motivi soprattutto psicologici e tattici, e non di forza muscolare.

Queste tecniche sono invece praticate al massimo livello dalla stragrande maggioranza dei vincitori olimpici in ogni disciplina. Ci sarà un motivo o no?

Caricare la mente

L’area più importante di analisi della psicoenergetica è la carica psicoenergetica. Sentirsi psicologicamente carichi è fondamentale.

L’aggettivo “psicoenergetico” si riferisce a ciò che nasce puramente da processi mentali o emozionali, e non da processi unicamente fisiologici.

Si tratta quindi di isolare l’energia autoctona dello spirito vitale, cercando di distinguerla da quella delle energie fisiche e biologiche. Un lavoro pionieristico e complesso su cui le conoscenze sono in fase davvero embrionale, lavoro difficile, ma per questo affascinante.

La carica psicoenergetica si riferisce alle energie psichiche che il soggetto riesce a produrre, separatamente dallo stato biologico e fisiologico.

Le energie mentali possono certamente essere condizionate dallo stato bioenergetico – ciascuno di noi può subire il condizionamento negativo che deriva dalla stanchezza, da un dolore fisico, dalla fame o sete, da uno squilibrio corporeo. Tuttavia, quando il corpo si trova in condizione di omeostasi, di relativa quiete, la componente mentale non è ferma. Essa può comunque trovarsi a fluttuare tra stati di carica energetica (positiva) o di mancanza di energia.

Il compito della psicoenergetica è di isolare i fattori che determinano queste fluttuazioni nella carica mentale, al di là del piano fisico. È necessario capire a quali fattori esistenziali si associano ai diversi livelli umorali, analizzare come ci si sente interiormente e come questo incide sulle nostre energie mentali.

Dobbiamo quindi analizzare prima di tutto i fattori di natura il più possibile isolata dalla condizione organismica fisica, quali l’autostima (ci sentiamo meglio o peggio ne vederci come artisti marziali o fighter?), l’autorealizzazione (ho un ideale di me stesso a cui puntare?), il desiderio di riscatto personale e di riscatto sociale (nelle arti marziali e sport di combattimento trovo la possibilità di esprimere ciò che in altri campi della vita non mi è possibile fare o non sono riuscito a fare?).

Quando – durante un anno di allenamento, o una giornata – ci si sente realizzati, motivati, sicuri di sé o piuttosto afflitti e avviliti? Quanto spesso demotivati, frustrati, o invece grintosi e forti? Questo incide certamente sulle energie totali dell’individuo e su questo punto si gioca larga parte dello sviluppo del potenziale umano.

Fissare come vorremmo essere: il sé aspirazionale come motore del nostro potenziamento

Un esercizio fondamentale di visualizzazione, che pratico con alcuni praticanti selezionati, è un esercizio di visualizzazione mentale. Iniziare a “vedere” mentalmente se stessi “come se fossimo e ci muovessimo nel modo che rappresenta davvero il mio ideale…”. Una variante, è visualizzare lo stato di forma fisica, una “fotografia mentale” di come vorremmo essere fisicamente, che funge da ancoraggio mentale per i nostri sforzi e il nostro impegno. Una variante ulteriore, è “vedersi in movimento” mentre si svolge una forma o un combattimento, sia nel modo peggiore possibile, che nel modo migliore possibile, poi discutere in gruppo che cosa esattamente c’è di diverso tra la variante “negativa” e goffa, e quella “positiva” o ideale.

Molto spesso in questi esercizi viene veramente fuori qualcosa di fondamentale: i punti specifici sui quali dover lavorare per migliorarsi.

Sul piano fisico, se riusciamo a fissare con forza, con estrema forza, un’immagine mentale fisica (il sé aspirazionale fisico), che rappresenta un nostro ideale, e fissarlo con decisione come un punto di arrivo, questo diventerà un “motore psicologico” fortissimo.

Sul piano mentale, se riusciamo a fissare con forza, con estrema forza, un’immagine mentale di come vorremmo sentirci, in allenamento o in gara (il sé aspirazionale psicologico), e fissarlo con decisione come un punto di arrivo, questo diventerà un “motore psicologico” fortissimo per allenarsi e “tendere” verso quello stato. Naturalmente questo deve essere uno stato positivo, qualcosa che ci faccia sentire bene.

A quel punto il dubbio se andare o non andare in palestra o nel Dojo la sera, o quando siamo stanchi, troverà un nemico potentissimo, l’immagine mentale “aspirazionale” che abbiamo di noi stessi e a cui vogliamo tendere. Questo fatto, oltretutto, è nemico mortale di un pericolo altrettanto mortale: la perdita di senso e di motivazione. Quando abbiamo fissato cosa vogliamo diventare, e verso cosa tendere, questa immagine mentale riempie di senso ogni nostra giornata, o ogni nostra attesa del prossimo allentamento, che diventa un “traghetto” verso quello stato ideale.

Sul “Trasformarsi in armi”

Esiste poi un altro punto fondamentale: noi non giochiamo a calcetto o a bocce. Impariamo arti che – senza tanti giri di parole – sono nate storicamente o per uccidere, o per difendersi, o per difendere altri.

Facciamo di queste arti un percorso di crescita personale, cerchiamo la componente mistica, trascendentale, e filosofica di questo percorso, e senza questa saremmo solo degli animali, ma non dobbiamo mai dimenticare l’origine vera del mondo marziale: combattere, diventare armi.

Su questo, vorrei esprimere il pensiero di un Samurai Naganuma Muneyoshi (1635-1690), che ha espresso molto meglio di quanto riuscirò mai a fare io, la sua opinione su questo fatto, del “trasformarsi in armi”.

Le armi sono strumenti di sventura.

La guerra è una faccenda pericolosa.

Se viene usata per risolvere i problemi del mondo ed eliminare la sofferenza della popolazione, è una guerra giusta.

Attaccare città che non si sono macchiate di alcuna colpa e uccidere persone innocenti è una guerra di rapina.

I predoni non vedono l’ora di mobilitarsi, mentre gli uomini nobili lo fanno solo quando è inevitabile.

Credo che sia chiara la coscienza che nessuno deve mai fare del male gratuitamente, il bullismo di chi si sente forte perché artista marziale o fighter è da ignoranti e va punito e perseguito come una piaga sociale, ma per i puri di cuore le armi sono strumenti di bene, non vanno usate se non come risorsa ultima, e solo per cause davvero nobili.

Credo che il senso del tutto sia sapere quanto e quando sia positivo diventare un arma che – pur nella nostra limitatezza di singole persone – può dare un contributo a risolvere i problemi del mondo e lottare contro la sofferenza, e mai si scaglierà contro bersagli sbagliati o innocenti.

Un arma che si tiene affilata, lubrificata, preparata, pur sapendo e sperando di non essere mai usata, ma che se occorresse, e – come sostiene Muneyoshi – solo quando è inevitabile, saprà fare ciò per cui si allena, e non si girerà dall’altra parte.

Dott. Daniele Trevisani

Note sull’autore:

dott. Daniele Trevisani, Fulbright Scholar, consulente in formazione aziendale e coaching in www.studiotrevisani.it – insignito dal Governo USA del premio Fulbright per gli studi sulla Comunicazione e Psicologia, è Master of Arts in Mass Communication alla University of Florida e tra i principali esperti mondiali in Sviluppo del Potenziale Umano.

In campo marziale e sportivo, è preparatore certificato Federazione Italiana Fitness, praticante di oltre 10 diverse discipline, Maestro di Kickboxing, Sensei (8° Dan DaoShi® Bushido), formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, Kickboxing e MMA. E’ stato agonista negli USA nei trofei di Karate Open Interstile.

Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali esperti italiani nella ricerca sul potenziale umano e formazione.

Daoshi Training Video with Sensei Daniele Trevisani and Grand Master Alfonso de Vito

Daoshi Training Video with Sensei Daniele Trevisani and Grand Master Alfonso de Vito

Preparation for National Kickboxing Tournament in Ferrara Italy

Preparation for National Kickboxing Tournament in Ferrara Italy

Technical Coaching by Sensei Dr. Daniele Trevisani and Master Alfonso De Vito. Training in California Gym, Portomaggiore, Ferrara Italy