“Hero’s Journey & The Call™” Workshop Esperienziale: Il “Viaggio dell’eroe” con integrazione di Bioenergetica e Mindfulness — Human Research

Dal 16 al 18 Giugno si terrà un’esperienza formativa unica, dove convergono le tecniche di narrazione ed esplorazione del Sè in natura a cura della massima esperta italiana, sul tema “Il Viaggio dell’Eroe”, Francesca Marchegiano (www.francescamarchegiano.com) Il percorso viene integrato con un’esperienza di bioenergetica, focusing e mindfulness con la metodologia MBTE™ (Mind-Body Training Experience) portati […]

via “Hero’s Journey & The Call™” Workshop Esperienziale: Il “Viaggio dell’eroe” con integrazione di Bioenergetica e Mindfulness — Dr. Daniele Trevisani – Human Research

Il Potenziale Umano per il Fitness Club

Il libro Il Potenziale Umano ha aperto una quantità di riflessioni in molti campi. E’ un libro che sta cambiando il modo di intendere il coaching, il fitness e la cultura del wellness nella direzione di un rapporto mente corpo olistico e nuovo. Così, ieri sera, al Tempio (Ready to Fight, culla storica della Muay […] […]

via Il Potenziale Umano — DaoShi – Human Potential & Psychology in Martial Arts & Combat Sports

Il Potenziale Umano

Il libro Il Potenziale Umano ha aperto una quantità di riflessioni in molti campi. E’ un libro che sta cambiando il modo di intendere il coaching, il fitness e la cultura del wellness nella direzione di un rapporto mente corpo olistico e nuovo. Così, ieri sera, al Tempio (Ready to Fight, culla storica della Muay […]

via Il Potenziale Umano entra nel mondo del Fitness, nei Club e nelle vite dei clienti — Dr. Daniele Trevisani – Human Research

Kickboxing MMA Ferrara Copparo, Maestro Daniele Trevisani, Tecniche 01

Master Daniele Trevisani https://daoshi.wordpress.com/ Corso Kickboxing MMA Ferrara. Copparo. Sequenza colpi braccia jab diretto ganci montanti

La Compensazione Simbolica (recensione del volume)

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Il libro “La Compensazione Simbolica” di Giorgio Mambretti (Uno Editori) scritto in collaborazione con il centro “CRIDOMH” (Centro di Ricerche Indipendenti Dell’Origine delle Miserie Umane) è arrivato dopo una serie di studi effettuati dall’autore sulle cause dell’evoluzione delle diverse patologie, attraverso lo studio della medicina alternativa conosciuta come Nuova Medicina Germanica, fondata dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer (nel 1999 la pubblicazione del suo primo libro “La medicina Sottosopra” dedicato proprio a questo argomento specifico).

Secondo Mambretti non esiste una “medicina alternativa” bensì approcci diversi ai problemi dei malati: la medicina ufficiale si occupa dei sintomi per studiarne i meccanismi, altre discipline, come l’agopuntura, l’omeopatia ecc…studiano gli scompensi energetici della persona, il “terreno della persona” e molti altri aspetti che la compongono e ne fanno parte attiva che non possono essere trascurati; lui stesso riferisce in un’intervista che ha sviluppato un approccio esplorativo verso la malattia, con uno sguardo e una curiosità diversa, chiedendosi perché un sintomo compare in un determinato momento della vita di una persona e non in un altro.

Secondo l’autore, l’apparizione di un sintomo non ha niente a che vedere con il “caso”, ma ha una causa e un senso ben preciso.

Questo concetto offre una conferma fondamentale alla base della psicosomatica.

L’ipotesi che la malattia abbia dunque una base psicosomatica con una prima fase psico-cerebrale ed una seconda fase biologica che produce il sintomo è fondamentale per capire come intervenire, curare e prevenire.

Nel libro l’autore riporta molti “casi esempio” di varie situazioni accomunate da una “simbologia” che scaturisce come compensazione di fatti accaduti e non metabolizzati, per fare capire al lettore questa sorta di “compensazione simbolica”, come dice il titolo stesso, per comprendere le dinamiche dei fatti e delle conseguenze che ne derivano.

Il linro è diviso in 3 “Quaderni”:

  • 1) nel primo viene descritto “il cervello strategico”, praticamente vengono illustrate le zone del cervello che regolano l’equilibrio psicosomatico dell’individuo e la correlazione di queste zone con le aree del corpo dove si sviluppano le malattie ed il vissuto emotivo che precede l’apparizione della patologia;
  • 2) nel secondo Quaderno l’autore entra nel meccanismo operativo della compensazione simbolica nelle sue diverse forme, nelle quali possiamo riconoscerla, poiché in ogni situazione spiacevole il cervello strategico attua una compensazione che fa da “contrappeso” per ritrovare il proprio equilibrio;
  • 3) il terzo Quaderno è dedicato completamente alle compensazioni simboliche “organiche”, cioè che avvengono nel nostro corpo quando si manifesta una malattia.

Il libro affronta un nuovo modo di interpretare alcune dinamiche che ci accadono, imparando ad ascoltarsi meglio ed andando a fondo alle problematiche personali che magari in un primo momento si vorrebbero solo mettere da parte e dimenticare, non pensando che poi, se non vengono risolte, verranno compensate in qualche altro modo.

Per chi si approccia per la prima volta a questi concetti, il libro, risulterà entusiasmante, promettente, curioso, a seconda di come viene recepito, ciò che conta è la sua capacità di lasciare molte porte aperte e curiosità.

Per chi ha già dimestichezza con altri scritti, come ad esempio quelli di metamedicina di C. Rainville, la terapia verbale della Dott.ssa Mereu, ed altri approcci di terapie complementari, si tratta di una visione comprensibile e di nuovi interessanti spunti per comprendere meglio determinati segnali e l’aspetto secondo il quale verrebbero compensati con diverse modalità a livello inconscio.

Le ripercussioni operative sono importanti. Secondo il ricercatore Daniele Trevisani,

Il paziente viene quindi trattato da una sola angolazione, mentre il problema andava aggredito con una sinergia di strumenti diversi. Ancora una volta, l’obiettivo che ci si pone dipende dalla conoscenza degli strumenti, e viceversa la conoscenza di nuovi strumenti permette di vedere nuovi obiettivi. Se il medico possedesse skills di medicina psicosomatica, probabilmente la sua prescrizione sarebbe diversa, più sinergica tra intervento biochimico e intervento sullo stile di vita del paziente. Gli interventi multi-strumento e il “fuoco incrociato” permettono di affrontare meglio le situazioni complesse.

Dobbiamo decidere se amare lo strumento o amare il cliente, adottare strumenti o prendere in carico il cliente. La presa in carico del cliente o la presa in carico del problema deve essere la preoccupazione morale. L’acquisizione degli strumenti diventa la preoccupazione professionale (Trevisani, 2005, Regie di Cambiamento)

Nel corso dei millenni, la figura del medico si mantiene, sostanzialmente, collegata a quella del saggio, del sacerdote. Oggi la figura del medico è scissa da quella dello psicologo, ma arriverà probabilmente una necessaria congiunzione. La medicina pitagorica, aveva già ricercato le analogie tra l’uomo e l’universo, tra il microcosmo e il macrocosmo e aveva concepito la malattia come una rottura dell’equilibrio dell’organismo, come una sorta di “perduta armonia” tra queste due forze. Questo libro ci offre nuovi spunti per recuperare questa dimensione perduta.

Recensione a cura di:

Liza Zanella, Scuola di Coaching Step http://www.stepconsapevole.it

Ricchezza e accesso ai repertori di esperienze

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Articolo Copyright. Estratto dal volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisanihttp://www.studiotrevisani.ithttp://www.danieletrevisani.com

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I repertori di esperienze sono il bacino del vissuto, la memoria dell’azio­ne passata, di successi o progetti portati a termine, ma anche di fallimenti elaborati e compresi, sulla quale poggia la nostra realtà interiore.

Sapere di aver svolto un compito o compiti similari in precedenza aiuta a svolgere una nuova performance o scalare una difficoltà superiore.

Ampiezza e profondità sono i due fattori principali che caratterizzano il repertorio di esperienze personali. L’ampiezza di repertorio consiste nella numerosità e nella diversificazione delle esperienze personali.

La consapevolezza di possedere repertori di esperienza ampi è positiva e si traduce in maggiore sicurezza di sé: sapere di avere esperienze e skills, essere consapevoli di poter far emergere i tools necessari anche a fronte di imprevisti e cambi di scenario. Aver già fatto una “cosa” aiuta a farne altre.

Alcuni training in campo manageriale o sportivo si basano sulla job rotation per accrescere i repertori di esperienze e la spendibilità professionale su più fronti. Ruotare compiti e ruoli è impegnativo, ma arricchisce ed è utile.

Per un direttore marketing è certamente un arricchimento avere esperienze di logistica, di vendita, di post-vendita, di controllo di gestione. Queste esperienze collaterali permettono di potersi muovere con maggiore consapevolezza dell’organizzazione complessiva, e con maggiore destrezza quando entrano in campo le relazioni interne aziendali.

In campo sportivo, la tecnica similare consiste nell’allenamento su più discipline (allargamento dei repertori trasversali), ma anche nell’accrescimento dei repertori intra-disciplinari, es. per un pugile imparare a combattere con stile difensivo (parate e schivate), stile aggressivo (sempre avanti), stile S-R (stimolo-risposta: reazione solo successiva all’azione dell’avversario), e altri stili. Avere più stili invece di essere “inchiodati” ad uno solo è ricchezza.

Per un calciatore questo modello formativo può significare giocare in ruoli diversi per capire come ci si sente e come si vedono le cose da quel punto di vista. Es.: per un attaccante, giocare in difesa; per un tiratore di rigori provare a mettersi dall’altra parte, parare rigori e vedere le cose da quel punto di osservazione.

Questo arricchisce le possibilità per l’atleta di cambiare la propria strategia e non lo costringe ad un unico modo di operare.

La profondità di repertorio è correlata al numero di volte con cui un’esperienza è stata vissuta (esperienza ripetuta più volte), alla profondità con cui gli schemi motori e mentali sono posseduti, interiorizzati, e sono entrati a far parte di un patrimonio personale permanente.

Un repertorio ristretto e poco profondo porta ad una bassa consapevolezza di autoefficacia, e quindi a scarse energie mentali.

Un repertorio ampio è profondo è l’obiettivo di un percorso professionale di lungo periodo, e sviluppa energie mentali elevate.

L’accessibilità psicologica del repertorio è una variabile ulteriore. Alcune persone riescono a costruire da ogni esperienza un mattone in più per salire in alto. Altri invece si trovano costantemente nella condizione mentale della “prima volta” e non riescono a capitalizzare il passato, come se un reset continuo della coscienza delle proprie esperienze e del proprio valore li costringesse sempre a sentirsi inadeguati o impreparati.

L’accessibilità a repertori di prossimità (vicini, simili, ma non esattamente quelli abituali) è altrettanto fondamentale. Un pallavolista potrebbe trovarsi a giocare per la prima volta a beach tennis e considerarsi inadeguato o impreparato, senza rendersi conto che oltre l’80% delle competenze necessarie sono già in suo possesso: velocità, scatto, senso del campo e della posizione, capacità di saltare, di concentrarsi, percezione di oggetti in movimento veloce.

Con poca esercitazione specifica questa nuova disciplina può essere dominata senza sforzo. Lo stesso vale per un passaggio da arti marziali diverse, tra imprese di settori merceologici diversi, tra organizzazioni diverse.

Fare perno sulle dinamiche comuni e scoprirle accelera le performance e l’apprendimento. Se questo viene riconosciuto ci si può concentrare meglio sulle diversità reali e apprendere ciò che serve, ciò che manca.

Questo fenomeno è assolutamente determinante anche nella leadership, infatti chi ha avuto esperienza di direzione di team (in qualsiasi campo) può portare questa esperienza in altri campi, in altri settori, senza enorme sforzo, oppure pensare che la sua preparazione sia invece assolutamente vincolata al settore di partenza (es.: informatico, turistico, sportivo, militare) e vedersi inadeguato a dirigere team in altri comparti. Un errore autolimitante.

Questo limiterà molto le sue possibilità, mentre un atteggiamento di maggiore consapevolezza sul fatto di essere già in possesso di abilità nel people management apre le strade a opzioni positive, acquisire le nozioni che servono, e andare avanti, ovunque vi siano ambiti di people mana­gement.

Un coach professionale dovrà cogliere queste situazioni e aiutare il soggetto a produrre empowerment dal passato, rafforzare la consapevolezza del repertorio realmente posseduto e darne piena accessibilità per le sfide attuali.

La ricchezza del repertorio di esperienze passate non è ancora sufficiente.

Un lavoro di empowerment dovrà occuparsi anche del suo ampliamento.

I repertori di esperienze si arricchiscono tramite diverse modalità. Ne citiamo alcune tra le più significative:

    • prova ed errore diretto: passare attraverso l’errore, provare, tentare, è spesso la modalità più efficace per scoprire la strada giusta, arricchita dalla guida di un mentor o tutor che evitino di danneggiarsi eccessivamente e aiutino a raccogliere feedback e apprendere dall’esperienza;
    • affiancamento ed osservazione: analisi del comportamento altrui. Questa tecnica non costruisce uno schema psicomotorio permanente (non è sufficiente osservare qualcuno per far entrare completamente una abilità) ma ne rende più facile la comprensione e l’assimilazione;
    • active training: le tecniche di formazione attiva (active training) – tra cui il role playing e la simulazione, i giochi e i test, i project work e la realizza­zio­ne di progetti – attivano l’apprendimento basato sull’esperienza e si pre­figgono di creare repertori di vissuto pratico, ai quali il soggetto possa attingere concretamente nello svolgimento della performance;
    • esperienza sintetica: attività di training psicologico che utilizza la visualizzazione mentale. Esempio, in campo sportivo, rivedere mentalmente l’a­zione, o ripercorrere una gara mentalmente allenandosi a rilevare gli er­rori in ogni sua fase, o nel basket, praticare mentalmente e visualizzarsi in tiri al canestro sempre migliori. L’unione di training reale e training men­tale ha prodotto in condizioni sperimentali effetti superiori al solo alle­na­mento, in diverse discipline. Utilizzata in campo manageriale, la tecnica di visualizzazione può essere utilizzata per rivisitare un evento quale la riunione, una presentazione in pubblico, una vendita, e altre attività;
    • auto-osservazione: osservarsi, rivedersi all’opera, poter ricevere feedback sul lavoro svolto, è uno strumento importante. L’osservazione può es­sere praticata su materiali registrati o audiovisivi, ed è fondamentale un la­voro di feedback sincero da parte del coach, oltre alle autoanalisi svolte dal cliente.

Un insieme di tecniche convergenti, ad esempio le tecniche di preparazione mentale per lo sportivo[1], unite a tecniche di derivazione manageriale, sono certamente in grado di amplificare e dare risalto ai serbatoi di esperienze di ciascuno.

Principio:

    • Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:
    • l’individuo non possiede esperienza sulla performance o azioni similari, e questa mancanza viene giudicata insostenibile, anziché come stimolo per apprendere;
    • l’individuo non ha consapevolezza di poter attingere risorse di esperienza non uguali ma simili (empowerment), poter utilizzare con successo conoscenze ed esperienze vicine ma non esattamente collimanti;
    • il repertorio è ristretto o poco profondo in relazione ai task da compiere;
    • l’individuo non dispone di schemi motori o mentali allenati;
    • l’individuo deve affrontare un task nuovo senza formazione e affiancamento;
    • l’individuo è consapevole che gli schemi motori o mentali non sono utilizzati da tempo o non è certo della possibilità di recuperali efficacemente;
    • l’individuo possiede errori inconsci negli schemi motori e mentali;
    • manca l’accesso alla coscienza del valore di sé, la consapevolezza del potenziale personale.
    • Le energie mentali aumentano quando:
    • viene creato, sia nella vita reale che in fasi di training, un repertorio di esperienza cui il soggetto può attingere, correlato alle performance da compiere;
    • l’individuo apprende ad utilizzare repertori di prossimità o anche distanti, cui attinge per trovare risorse nelle performance da compiere;
    • gli schemi mentali e comportamentali hanno occasioni di uso frequente, di applicazione, per rimanere allenati, attivi e accessibili;
    • i successi passati vengono utilizzati come scala motivazionale, aumentando il senso di autoefficacia.

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Articolo Copyright. Estratto dal volume Il Potenziale Umano, di Daniele Trevisanihttp://www.studiotrevisani.ithttp://www.danieletrevisani.com

Mente e Destino. Allenamento mentale marziale per combattere e vincere

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Articolo di: dott. Daniele Trevisani, Maestro e Mental Trainer http://www.danieletrevisani.com

Se vogliamo che la Forza vinca, il nostro destino deve essere pilotato dalla nostra mente. Per cui, la pratica per migliorare se stessi e potenziarsi – mente e corpo – deve essere quotidiana.

Allenare la mente significa averla amica, alleata, e non nemica, non un problema in più da gestire.

Allenare la mente richiede atti di volontà. Ad esempio, fare un ultima ripresa al sacco, o un ultimo kata, quando altri si fermerebbero.

Si tratta di avviare un percorso di allenamento alla coltivazione dell’energia fisica e mentale, con tecniche diverse in ogni stadio della vita.

Da bambini, da ragazzi, da adulti, da anziani. Sino all’ultimo secondo – possiamo sempre imparare qualcosa, e ogni apprendimento è energia.

Il corpo è plastico, reagisce agli stimoli positivi potenziandosi (allenamenti, alimentazioni corrette o sbagliate, pensieri positivi o pensieri negativi).

Anche la mente è plastica, si modifica nella struttura neuronale, nelle idee e credenze che vi circolano, in base a come e quanto la nutriamo (dieta comunicazionale) e a quanto pratichiamo training mentale e altre pratiche per tenerla pulita, libera da virus mentali come apatia, ansia, noia, accettazione della sofferenza inutile, per nutrirla di concentrazione, rilassamento, focalizzazione, desiderio e passione di vita.

Se vogliamo che vinca il Buio, basta lasciarsi andare alla tv spazzatura, vivere da pecora nel gregge e ingoiare la pillola “produci, consuma, muori” e non pensarci più. Questa, lo dirò subito, non è la nostra strada.

 

“I will not allow anyone to walk through my mind with their dirty feet”

Non permetterò agli altri (o non permetterò a nessuno) di attraversare la mia mente con i loro piedi sporchi.

Mahatma Gandhi

 

Cominciare a dire “questo si e questo no” è un ottimo inizio per l’autodeterminazione. Iniziare a porsi domande sui messaggi che ci arrivano: “il mio istinto mi dice che questo personaggio è credibile e che posso fidarmi”?

Ancora migliore è filtrare i messaggi in ingresso come se si trattasse di vero e proprio cibo che può essere “nutriente” o “avvelenato”.

Non lasciamo che sia il destino a decidere di cosa ci nutriremo, decidiamolo noi, con forza.

Chiudere i canali del mondo tossico e far entrare in noi aria pulita

I furti più pericolosi sono quelli che ti vogliono togliere l’energia per vivere. I veleni più pericolosi sono quelli che ti impediscono di usare la mente come un diamante limpido, la vogliono inquinare e portare nella melma anziché lasciarla volare alta, libera e luminosa.

Liberarsi dai “ladri di energia” e dai “veleni mentali” è un dovere fondamentale per chi cerca le performance e la liberazione di sè. Che si tratti di persone che non ti vogliono bene, di pensieri distorti che ti vivono dentro, o di interi sistemi culturali, inizia a chiederti cosa ti toglie energie e quando succede. E’ un passo fondamentale verso l’emancipazione. Poi inizia a chiederti dove ne potrai trovare, e non temere. Fai esperimenti di avvicinamento a queste energie. Di continuo.

La Dieta Comunicazionale misura il grado di “nutrimento comunicazionale“, le idee buone e fresche che entrano e ci fanno bene, i programmi che ci aiutano a pensare, un corso, un film o libro o persona… non importa davvero quale sia la fonte. Ciò che conta è il messaggio che entra.

Nella Dieta Comunicazionale misuriamo anche il tasso di “intossicazione comunicazionale“, i messaggi tossici che cercano di addentrarsi in noi, dalle fonte più varie come film, esempi di vita, comportamenti, dialoghi sentiti per strada o al lavoro, cose viste nei comportamenti da genitori e insegnanti, o trovate su libri e letture.

Chi ti dice che ti devi allenare di più a costo di ammalarti ti sta mentendo, chi si occupa del tuo potenziale personale e cerca di fartici avvicinare non ti sta mentendo. Impara a riconoscere le bugie.

Chi vuole disintossicarsi deve assolutamente chiudere i canali di accesso del “mondo tossico” verso la propria mente e aprire canali puliti. Deve porre una barriera assoluta all’ingresso di ulteriore immondizia mentale e darsi tempo di fare pulizia. E deve assumere “antibiotici mentali” e “antivirali mentali”, da ogni fonte pulita possibile, come libri buoni, corsi selezionati, letture, persone positive che aiutino a crescere.

I migliori guerrieri fanno più male con la mente che con il pugno.

Daniele Trevisani

Le Vie del Potenziale Umano, by Master Daniele Trevisani & Associates

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